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Lenin in America


di Dylan Riley, New Left Review – 09 maggio 2025

Come rapportarsi alla tradizione leninista? Come estrapolarne la verità? Il successo di Lenin si basava sul perfetto adattamento della sua strategia politica al contesto storico della tardiva Russia zarista, con la sua struttura agraria ancora quasi feudale, il suo Stato assolutista e la sua borghesia supina. Ma i bolscevichi trassero erroneamente da questa esperienza la conclusione di aver scoperto una formula generale per la trasformazione rivoluzionaria: un partito di quadri composto da rivoluzionari a tempo pieno che mirava alla conquista del potere statale. Questa generalizzazione era ovviamente una distorsione, poiché Lenin era un pensatore politico molto sofisticato, che comprendeva l’importanza di collegare il progetto socialista al movimento democratico contro l’autocrazia zarista. Ma dopo la rivoluzione si instaurò un certo schematismo, soprattutto con la fondazione dell’Internazionale Comunista e la richiesta che tutti i partiti affiliati aderissero ai 21 punti. Ciò costrinse a un malsano processo di scissione che indebolì gravemente il movimento socialista internazionale. Questa non fu l’unica ragione della sua debolezza: l’invasione del giovane Stato socialista da parte delle forze armate dell’imperialismo lo costrinse sulla difensiva ed anche la socialdemocrazia antibolscevica svolse un ruolo negativo.

Possiamo affrontare la questione di come rapportarci al leninismo considerando il modo in cui Gramsci si rapportava ad esso. Gramsci era un leninista convinto, ma è noto per aver salutato la vittoria bolscevica come una rivoluzione non solo contro i capitalisti russi, ma contro il Capitale. Nei Quaderni dal carcere, superò l’involuzione tecnocratica del leninismo, nel senso che ne comprese la verità più profonda, mettendo da parte il suo carapace storico contingente. Lo fece in un codice costruito come una serie di allusioni a Machiavelli e Bodin. Bodin, sottolinea Gramsci, era solo superficialmente antimachiavellico; in realtà, come il fiorentino, era il fondatore della scienza politica, ma in Francia, dove la questione non era la fondazione dello Stato, bensì le condizioni di consenso a un ordine politico esistente. Sia Machiavelli che Bodin erano machiavellici nel senso che ciascuno cercava di attuare una strategia politica concepita per il terreno storico su cui lottava. Perseguire una politica apertamente «machiavellica» nella Francia del XVI secolo sarebbe stato un anacronismo storico. O, per dirla con un’altra delle allusioni preferite di Gramsci, un machiavellismo esplicito nella Francia del XVI secolo avrebbe portato a un disastro “cadornista”: uno spreco di truppe attraverso un assalto diretto alle trincee. Gramsci rifletteva sul problema fondamentale di tutto il suo pensiero in prigione: quale fosse la strategia rivoluzionaria appropriata per l’Occidente. Per Gramsci, seguire l’esempio di Lenin in Occidente significava proprio rompere con il leninismo nel senso feticistico del termine: un partito di massa, non un partito di quadri, e soprattutto un rapporto produttivo e creativo con la specifica cultura politica rivoluzionaria nazionale-democratica in cui si opera.

La destra americana non ha imparato questa lezione. L’attuale moda tra personaggi come Bannon, Rufo, ecc. di utilizzare gli strumenti del leninismo per perseguire le loro fantasie reazionarie si basa su una comprensione grossolana e superficiale delle idee di Lenin. Sono come il Malaparte della Tecnica del colpo di Stato; vedono il leninismo come una tecnologia politica senza tempo e quindi non riescono a capire che una strategia propriamente leninista in una democrazia capitalista sviluppata deve rompere con il leninismo stesso. Non vedono che Lenin in America apparirà sotto le spoglie di Jefferson. Il Lenin americano utilizzerà le idee di autodeterminazione, libertà e indipendenza. Attaccherà lo Stato hamiltoniano subordinato alla finanza e, sempre più, all’entourage di Trump. Loderà la dignità del lavoro indipendente, in qualche modo laminando un’ideologia di semplice produzione di merci a un progetto socialista. Soprattutto sarà lo smascheratore della “corruzione”, che deve però essere trasformata in un concetto sociale piuttosto che in uno slogan giornalistico. La sinistra è in grado di vederlo? Da questa domanda dipende qualsiasi altra in questo momento storico.

Originale: https://newleftreview.org/sidecar/posts/lenin-in-america

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