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  • di Piero Muo

    1. Dopo avere illustrato il meccanismo organizzativo e formale della France Insoumise, illustro ora la lista delle azioni più recenti dei gruppi di azione locali,
      Si potrà notare la varietà di queste azioni ed avvenimenti che inglobano politica,protesta,cultura,educazione,  arte sport,gastronomia ,divertimento ,convivialità ,solidarietá….il tutto  per ,animare in continuità ,fare ” vivere” e prosperare  gli Insoumis  , perchè non si può vivere la vita politica solo nella pena. Una sorte di Festival dell’Unità permanente a pezzettini portato avanti non  solo a Parigi  o nelle grandi cittá ,ma  anche nelle località le più sparse e ridotte ed il tutto con dai volontari  Insoumis e senza i mezzi umani ,logistici ,finanziari  e sponsoristici del PCI o i tesserati di PRC.
      Tante azioni hanno un input nazionale e tante completamente locali e non sono solo elettoralistiche in modo da sostenere l’azione  di non sottomissione ogni giorno ed in ogni dove.

      – Carovana insoumise per l’uguaglianza dei diritti a Avon
      – Distribuzione di falsi biglietti da 1600 €. sul mercato di Etel
      – Distribuzione di falsi biglietti da 1600 € a Metz.
      -Conferenza gesticolata di Franck Lepage ” Inculture”
      a Annecy
      – Marea popolare : Bus Douai Lille a Douai
      – Marea Popolare per l’uguaglianza …  Agen
      – Marea popolare ad Ajaccio
      – Marea popolare a Cayenne in Guyana
      – Aperitivo / Accoglienza di I.Alvarez ,rappresentante di Podemos a Cahors.
      – Aperitivo popolare a Dourdan
      – Cafè Europa con Liem Hoang-Ngoc ,oratore nazionale La France Insoumise a Montpellier
      – Azione speciale ” evasione fiscale ” al MC Donald a Dourdan
      – Affissione per la Marea Popolare del 26 maggio a Espalion
      – Volantinaggio ” campagna contro l’evasione fiscale ” a Dourdan
      – Marea Popolare : volantinaggio e buca lettere nel Quartier Menival a Lyon
      – Volantinaggio per la Marea popolare a Douai
      – Affissione per la Marea Popolare a Rouen Est
      – Volantinaggio per la Marea Popolare a  Chalet d’Arnaud
      – Match di Football  Popolare e Solidale a Malakoff
      – Volantinaggio per il 26 maggio sul mercato Saint Aubin a Tolosa
      – Volantinaggio ” campagna di lotta contro l’evasione fiscale” Mercato di Dourdan
      – Cafè des Insoumis La Riche a Bar Le Ste Anne
      – Atelier : Elaborazione del programma europeo  a Montpellier
      – Preparazione per la Marea del 25 maggio a Pilatre de Rozier
      – Riunione gruppo tematico Ecologia ” Uscire dal nucleare” a Marsiglia
      – Volantinaggio ” campagna contro l’evasione fiscale ” a DOurdan- Centro Cittá
      – Volantinaggio in buca delle lettere per informare della nostra presenza il 21 maggio  a Souppes sur Loing
      – Riunione del Gruppo d’azione tematico : Salute e Azione Sociale a Montpellier
      – Atelier Affissioni e Cartelloni per il 26 maggio a Pontoise
      – Il torneo della fraternitá a SAint Bonnet
      – Preparazione del pic-nic civico del primo giugno a Metz
      – Bus sociale europeo EMIN : Una giornata associativa ,musicale,di dibattiti civici  a Perpignan
      – Atelier scrittura 3 , speciale nettezza Quartiere di Marsiglia
      – Cassa di sciopero + lotteria ” idee ricevute sulla SNCF” al mercato Cristal a Tolosa.
      – Cassa di solidarietá con i ferrovieri in sciopero a Thionville
      – No alla chiusura dell’ufficio postale durante le vacanze estive  presso la posta di Villeneuve de Berg
      -Riunione dei gruppi di azione seguito da conferenza di stampa sui temi della campagna contro la frode e l’evasione fiscale a Blanzy
      – Atelier ecosistema numerico a Sete
      – Preparazione della riunione pubblica con SDN e Ensemble 21 a Dijon
      –  La festa a Macron a Chaumont
      – Marcia stop Macron al Louvre a Paris
      – Festa a Macron a Morlaix
      – Stop Macron a Bourges
      – La festa a Macron a Limoges
      – La festa a Macron a Parigi
      -Aperitivo degli Insoumis a Dourdan
      – Proiezione del documento ” Cowspiracy” seguito da dibattito pubblico alla sala Senechal a Tolosa

      Tutte queste azioni ,piccole o grandi, ti sono presentate ,sulla tua pagina di apertura , ogni volta che entri sulla piattaforma digitale in modo da sollecitare idee di azione ed emulazione continue sostenere l’azione ,la partecipazione ,l’entusiasmo ed il pressing  degli Insoumis su tutto il territorio

      Piero

  • di Piero Muo

    La storia di France Insoumise

    Prima di analizzare cosa é e cosa permette di fare la piattaforma digitale della France Insoumise mi pare necessario descrivere succintamente , come é nata, cosa é e cosa vuole fare la France Insoumise .Solo prendendo visione dei suoi scopi e della sua organizzazione si potrà facilmente valutare l’adeguazione della piattaforma digitale partecipativa al suo movimento e fare obiettivi confronti. E’ una storia breve, dinamica ,portata avanti a tamburo battente con il metodo del consenso.

    La France Insoumise é un movimento , fondato il 10 febbraio 2016 , per mettere all’opera il programma l’Avenir en Commun , ecosocialista. Pur essendo Jean-Luc Melanchon il suo faro ed ispiratore, i fondatori della France Insoumise , provenienti dal Parti de gauche e da altri gruppi e tendenze della sinistra radicale francese , hanno deciso la sua creazione dopo aver preso atto della ‘’ necessità di un movimento che potesse uscire dai partiti politici tradizionali, troppo lontani dalla democrazia’’. Il primo rassemblement di 10.000 persone avviene il 5 giugno 2016 a Parigi. Ed un secondo il 28 agosto 2016 a Tolosa. La convenzione di Lille del 15 e 16 ottobre 2016 adotta con il 90% dei votanti il programma ‘’ L’avenir en commun’’. Mille persone ( di cui i due terzi tirati a sorte) erano presenti. Questo programma é stato elaborato sotto il coordinamento dell’economista Jacques Genereux e della giurista Charlotte Girard . Esso si é ispirato al programma l’Humain d’abord che era quello del Front de gauche alle elezioni presidenziali del 2012 ,completato dai contributi emersi dalle Assise per l’Ecosocialismo , dai Summit per un Piano B in Europa, ma anche dall’apporto di innumerevoli contributi dei sostenitori del movimento , che dei facilitatori sono stati incaricati di sintetizzare. Il 23 gennaio 2017 il movimento diviene anche un partito politico , per potere presentarsi alle elezioni. Il partito , presenta la candidatura di Jean-Luc Melenchon alle elezioni presidenziali del 23 aprile 2017. Risultato del primo turno : 19,58% dei suffragi espressi. Il 13 maggio 2017 una nuova convenzione si tiene a Villejuif e riunisce i cinquecento ed oltre candidati alle elezioni legislative prossime. I candidati erano stati approvati tramite un voto a mano alzata nelle assemblee locali. Le candidature approvate localmente sono in seguito state inviate a un comitato nazionale composto per metà da membri tirati a sorte che ha effettuato la selezione finale dei candidati. Alle elezioni legislative del 2017 e dopo il secondo turno del 18 giugno FI ottiene 17 deputati che formano un gruppo parlamentare che elegge Melenchon come presidente.

    La Convenzione di Clermont-Ferrand

    Terminate le elezioni presidenziali e legislative , insediati i 17 parlamentari , la France Insoumise ha iniziato la sua battaglia parlamentare ma anche in strada . Non avendo ottenuto un afflusso forte , sperato dopo la grande mobilitazione alle elezioni presidenziali, il movimento ha studiato cosa fare per ampliare’’ l’insoumission’’ e per rendere permanente la rivolta. Ha cosi’ allestito la sua terza convenzione nazionale a Clermont-Ferrand il 25 e 26 novembre 2017 impostata sul tema « Come strutturarsi per durare ? » . Qui 1600 persone, tirate a sorte in maggioranza , ,hanno discusso e votato la strategia per diventare la prima forza di opposizione politica nazionale ma anche forza sociale capillare. E oramai due principi, che possono sembrare in contraddizione , reggono il movimento dei 550.000 Insoumis ,aderenti senza che alcuna quota sia loro richiesta ,attorno al programma « L’Avvenire in comune » : « libertà di azione » e « quadro nazionale », federando la diversità attorno ad uno zoccolo ideologico concreto.

    I gruppi di auto-organizzazione popolare

    Oggi la France Insoumise si estende su tutto il territorio francese con dei gruppi di ‘’ auto-organizzazione popolare’’ che mirano a ‘’ rispondere ai problemi quotidiani dei francesi’’. I ‘’gruppi di azione locali’’, cellula base degli Insoumis, sono oramai oltre 5000 , composti ciascuno da un massimo di 12 militanti attivi . La France Insoumise vuole essere’’ un movimento utile al popolo che agisce al quotidiano’’ tramite delle azioni di solidarietà concrete,portate avanti dalla auto-organizzazione popolare. Per diventare il movimento ‘’ tessitore delle collere ‘’ la France insoumise si é appoggiata sul Metodo Alinsky che aveva già fatto le sue prove in Francia ,sposandone il principio tendente a ‘’ rimobilizzare la gente nelle zone popolari coagulando le loro collere o i motivi di scontento ‘’ .

    Una rete dì lotte

    Per impiantarsi ulteriormente la France Insoumise sviluppa una rete per le lotte il di cui obiettivo é di fare la staffetta a tutti i combattimenti fatti localmente dagli Insoumis tramite un indirizzo mail : espace-luttes@lafranceinsoumise.fr per cosi’ facilitare’’ la congiunzione delle lotte del movimento sindacale e del movimento politico’’. La lotta é per la France insoumise , ‘’ il punto di partenza della non sottomissione , della resistenza e del rifiuto della rassegnazione e della fatalità’’.

    Una assemblea rappresentativa e la struttura generale

    A Clermont- Ferrand gli Insoumis hanno poi votato al 93% il principio della creazione di una ‘’Assemblea Rappresentativa’’ del movimento la di cui composizione e ruolo saranno sottoposti ulteriormente alla consultazione degli Insoumis. L’organizzazione del movimento ( che fuori delle campagne elettorali non vuole essere definito un partito), permette uno spazio importante di libertà. Il movimento é composto da individui maggioritariamente non membri di altri partiti e da altri che sono membri di altri partiti , associazioni e sindacati. La France insoumise si definisce ‘’un movimento di cittadini individuali che si riconoscono nell’azione politica di Jean-Luc Melanchon senza pertanto raggiungere un partito politico o una associazione’’. L’iscrizione puo’ essere fatta da ogni persona senza obbligo di pagare nulla e tramite una piattaforma internet. Nella pratica secondo Mediapart ,il giornale online piu’ critico della sinistra radicale francese, fino ad oggi l’organizzazione della France insoumise, totalmente differente da quella dei partiti tradizionali verticisti non garantisce piu’ democrazia partecipativa ai suoi militanti, perché tutte le decisioni strategiche vengono assunte da una ‘’piccola casta’’ non eletta. Mediapart da la parola a un militante che afferma : ‘’ noi siamo condannati a partecipare al dibattito tramite Facebook o Twitter e questo inibisce ogni discussione’’ e poi Mediapart aggiunge che :’’ liberandosi da una struttura partigiana classica , Jean-Luc Melanchon, leader del movimento , eviterebbe sopratutto che il pluralismo interno possa organizzarsi e tenergli testa’’. E Slate ,un altro media critico, afferma che :’’ la mancanza di una ossatura della France insoumise sembra paradossalmente favorire la centralità di un individuo provvidenziale e della sua squadra ravvicinata’’.

    Quale ruolo per Jean-Luc Melenchon?

    Lontano dalla campagna elettorale presidenziale ( la prossima sarà nel 2022) Melenchon afferma invece di limitarsi alle sue funzioni di presidente del gruppo parlamentare e per tutto il resto di essere semplicemente un ‘’ aderente come un altro. Jean-Luc Melenchon è dell’estrema sinistra comunista? Molti francesi di destra lo affermano e molti di sinistra ne dubitano. Nella pratica, Melenchon che é stato deputato socialista per quasi vent’anni é piu’ un mitterandiano dei primi anni 80, quelli del Programme Commun de la Gauche, che per primo aveva unito socialisti e comunisti e preso il potere. Ha fatto un mix tra i principi del Programme Commun de la Gauche con quelli dell’Altermondialismo :’’ il sistema capitalista liberale deve essere tenuto con un guinzaglio molto corto, corretto e tenuto a bada tramite un enorme apparato redistributivo, per evitare lo sfruttamento, la miseria,le ineguaglianze e le delocalizzazioni speculative’’. In sintesi dicono a sinistra che : « Se Melenchon é all’estrema sinistra della politica francese, allora non vi é nessuna traccia di marxismo. Se noi siamo ancora dei marxisti , allora Melenchon non rappresenta certamente l’estrema sinistra ». Melenchon non viene considerato comunista perché non é anti-capitalista. Non é contro la proprietà privata dei mezzi di produzione, ne nelle piccole aziende, ne nelle grandi. Difende la nazionalizzazione di una azienda solo nel caso che essa sia richiesta dai salariati quando sta per essere chiusa mentre genera degli utili.

    Cosa permette di fare la piattaforma digitale di azione della France Insoumise?

    Il sito ‘’ lafranceinsoumise.fr ‘’ é il sito ufficiale del movimento e la piattaforma di azione dell’attività. Vi troviamo le rubriche seguenti :

    …….

    ATTUALITA’
    – dell’Assemblea nazionale e dell’azione dei 17 deputati.
    – del Movimento , delle sue iniziative, delle sue lotte , delle sue formazioni..
    -delle elezioni europee del 2019 ,con la Carta politica per i candidati ed i rapporti del comitato elettorale..
    -del Programma con i tutoriali di varie azioni politiche e formative ..
    -le news di Jean-Luc Melanchon

    AGENDA
    – Agenda nazionale
    – Agenda di prossimità

    IO AGISCO
    – Carta geografica dei gruppi di azione e dei loro avvenimenti.
    -Donazioni
    -Richiesta del materiale di animazione.
    -Schede pratiche per agire
    -I tutorials della Scuola di Formazione Insoumise.

    IL MOVIMENTO
    – Gli spazi della France insoumise : L’equipe operazionale , l’equipe del programma e dei libretti tematici, il gruppo parlamentare, lo spazio politico , lo spazio delle lotte.
    – le nostre campagne
    -La Carta dei gruppi di azione della France insoumise
    -I principi della France insoumise
    -I media della FI : You Tube di Melanchon, You Tube della France Insoumise , Facebook di Melanchon, Facebook della France Insoumise , Twitter di Melanchon, Twitter della France Insoumise, Il blog di Melanchon, Il giornale L’Heure du Peuple e la rivista L’interet general.

    IL PROGRAMMA
    -Il Futuro comune
    -I libretti tematici
    La squadra del programma
    -Gli ateliers delle leggi
    -La scuola di formazione Insoumise

    IO DONO
    Formulario per i doni alla FI

    IL BLOG DI JEAN-LUC MELANCHON

    CANAL FI
    E’ la televisione insoumise che diffonde online delle produzioni video della FI, di personalità del movimento, e dei youtubeurs.

    —–

    Quando un membro entra sulla piattaforma ( batte il suo indirizzo mail e riceve un codice aleatorio di attivazione per accedere) gli si presenta davanti il suo tableau de bord che indica :
    – la sua agenda
    -i gruppi di azione dei quali é membro
    -gli avvenimenti suggeriti
    -gli avvenimenti passati ai quali ha partecipato
    -Gli ultimi rendiconti degli avvenimenti dei gruppi di azione locali
    – gli avvenimenti che sta organizzando
    -gli avvenimenti che ha organizzato

    E’ una piattaforma di azione molto dinamica che incentiva e stimola l’azione dei gruppi e dei membri, corredata di media di produzione e di pubblicazione di materiali e di reports diversi
    Ha una veste grafica ed una animazione moderna e gradevole. Non vi sono altri strumenti di discussione al di fuori della pagina Facebook e di Twitter. Non vi é un forum di discussione strutturato
    Non vi é alcuna piattaforma decisionale sulla quale i membri possano proporre, discutere e votare programmi e leggi devolute a gruppi di lavoro centralizzati, che possono consultare i membri se utile e necessario tramite gruppi di lavoro fisici, il tutto poi votato con il metodo del consenso durante convenzioni nazionali dove metà o piu’ dei membri sonotirati a sorte mentre i restanti sono designati dal comitato centrale operativo. Le candidature alle elezioni , avvengono tramite auto presentazione o nomina a mano alzata dei gruppi locali , e poi selezionate dal comitato organizzativo centrale delle elezioni.

  • Gruppo Operativo
    – Polo coordinamento gruppi di azione
    – Polo eventi nazionali
    – Polo Materiali di campagne
    – Polo accoglienza e sicurezza
    – Polo logistica
    – Polo sedi della campagna
    – Polo Video
    – Polo comunicazione su social networks
    – Polo Piattaforma digitale
    – Polo Pratiche militanti
    – Polo Auto-organizzazione
    – Polo Ateliers legislativi
    – Polo Festival estivo

    Gruppo Programma (e libretti tematici)
    – Polo coordinamento del programma
    – Polo coordinamento libretti tematici e ateliers legislativi
    – Polo relazione con le associazioni
    – Polo scuola di formazione politica

    Gruppo Eletti

    Spazio Politico

    • Oratori Nazionali

    Spazio Lotte

    Gruppi di azione

     

     

  • L’onda “rottamatrice” ha cominciato ad agitarsi ed a ricomporre profondamente il paesaggio politico francese. Tutti i partiti sono toccati dalla diffidenza, anche quelli che si reclamano di sinistra.
    Lo scopo non é quello di riunire i partiti esistenti detti ” di sinistra” ,di cui alcuni si sono compromessi con la messa in opera di politiche cedenti alle ingiunzioni dell’oligarchia finanziaria.
    La France Insoumise intende federare il popolo, farne l’attore principale di tutte le trasformazioni della nostra societá e favorire la sua auto-organizzazione. Essa ha per vocazione di essere il movimento di cui il popolo si serve per rovesciare l’oligarchia e prendere il potere.
    Ogni cittadino ed ogni cittadina deve poter riconoscersi in essa e poter prendere parte a modo suo alle iniziative del movimento, che si tratti della riflessione teorica e programmatica, dell’educazione popolare, dell’azione militante o della partecipazione alle elezioni. Per questo il movimento deve essere organizzato in modo orizzontale, rigettando tutte le burocrazie del potere impilate ad ogni livello territoriale. Esso si organizza attorno a dei gruppi di azione volontariamente costituiti da partecipanti e da una piattaforma digitale interattiva.
    Questo metodo ha permesso di elaborare il programma portato alle elezioni presidenziali e legislative, in permanenza arricchito ed aggiornato grazie all’apporto dei libretti tematici che ogni partecipante puó contribuire a migliorare. Questo modo di funzionamento ha permesso di far venire all’azione collettiva centinaia di migliaia di persone che da sole non rappresentavano ” nulla”, e che sono diventate un ” tutto” partecipando ad un movimento aperto.
    Questo movimento non é dunque un partito, ne un cartello di partiti. Un partito é composto di aderenti tesserati, organizzati in strutture territoriali e decisionali formalizzate. I partiti hanno la loro utilitá. La France Insoumise non intende sostituirvisi. Essa ricerca una forma d’organizzazione liberata dai rapporti di subordinazione. Nel suo seno, dei gruppi politici e delle persone senza impegno in un partito, sono chiamate a mettere la loro competenza, le loro risorse intellettuali e militanti a disposizione di tutti. Ogni gruppo rispettoso delle condizioni di adesione allo spazio politico indicato, è il benvenuto.
    Questo non é l’organo decisionale della France Insoumise. Non é nemmeno uno spazio deliberativo che procede per votazione. Non é sopratutto un cartello di organizzazioni, disponenti di ” diritti” all’interno dello spazio, cercanti di esistere le une in rapporto alle altre, proporzionalmente a dei rapporti di forza mortiferi. Nello spazio politico, ciascuno parla in quanto membro della France Insoumise e a partire dalle riflessioni delle quali beneficia da parte del gruppo dal quale deriva.
    Lo spazio funziona in tutta fraternitá, in fiducia e tramite consenso,nel rispetto reciproco di ognuna delle sue componenti. Lo spazio politico é una delle parti essenziali della convenzione dove ciascuna delle sue componenti é rappresentata. Lo spazio politico emette dei diagnostici sulla situazione politica e sociale, formula proposte e si mette al servizio del movimento e dei suoi gruppi di azione.
    I suoi scambi alimentano la piattaforma nazionale sulle iniziative da prendere in materia di lotta ideologica, di risposta alla politica governativa o di rassemblamento di tutte le forze politiche,sociali ed associative attorno a della azioni con obiettivi esigenti, in rottura con le logiche liberiste e le antiche pratiche dei cartelli. Esso discute del bilancio delle iniziative della France Insoumise.

     Traduzione di Piero Muo

    Fonte: https://lafranceinsoumise.fr/lespace-politique/

  •  A partire dalla raccolta di idee sull’organizzazione del movimento ( la cui sintesi è consultabile), e dei contributi raccolti nell’ambito di una consultazione su questo argomento, è stato proposto un elenco di principi sottoposti al voto degli Insoumises tra 15 e 24 novembre 2017. Questa proposta è stata adottata al 96,43% dei voti espressi.
    1. La France Insoumise è un movimento evolutivo . Cerca di inventare una nuova forma di raggruppamento dei cittadini. Questi principi organizzativi sono quindi specificati come e quando si evolvono, sulla base dei feedback di esperienza, in particolare al momento delle convenzioni annuali.
    2. La France Insoumise è un movimento umanista. Promuove l’emancipazione globale della persona umana, la sovranità popolare, la giustizia sociale, il secolarismo, l’ecologia, l’armonia tra gli esseri umani e il loro ecosistema. Costruisce relazioni con movimenti in altri paesi che stanno lavorando nella stessa direzione e lavora con coloro che condividono i suoi obiettivi.
    3. La France Insoumise è un movimento aperto e popolare. Non richiede una tessera di iscrizione o una quota associativa e riunisce tutti coloro che agiscono per promuovere il programma “Il futuro comune”. Implementa la parità. Promuove il coinvolgimento di persone con risorse finanziarie limitate sostenendo la solidarietà interna. Facilita l’azione di tutti all’interno di esso offrendo una formazione basata sui metodi dell’educazione popolare.
    4. La France Insoumise è un movimento benevolo e inclusivo. Competizioni interne, conflitti di persone e scontri di correnti sono fuori luogo, così come osservazioni o comportamenti violenti, sessisti, razzisti, antisemiti o omofobici. Il processo decisionale consensuale è favorito per evitare le insidie ​​delle scissioni e delle messe in minoranza. Il movimento sta sperimentando progressivamente le modalità democratiche più adatte a questo orientamento.
    5. La France Insoumise è un movimento culturale. Di fronte alla disintegrazione delle società a cui conducono le politiche liberiste, non limita la sua azione al campo politico, ma lo estende in tutti i campi per creare comunità e per fare società. Promuove e trasmette strumenti di informazione alternativi per combattere l’ideologia dominante e si impegna negli esperimenti concreti di un nuovo mondo.
    6. La France Insoumise è un movimento orientato all’azione. La sua attività è organizzata in campagne di azione su tutto il territorio. La sua energia, il suo know-how, le sue capacità e le sue risorse finanziarie sono messe al servizio dell’azione nella società attraverso l’uso di una piattaforma digitale che facilita la messa in moto e la condivisione di esperienze
    7. La France Insoumise è un movimento immediatamente utile. Una parte significativa della sua attività è dedicata ad azioni concrete di solidarietà. Spinge e supporta la dinamica dell’auto-organizzazione popolare a partire dalla rabbia e dall’indignazione quotidiana. Sostiene le mobilitazioni collettive della società che difendono obiettivi simili ai propri.
    8. La France Insoumise è un movimento di rete. E’ una federazione di gruppi di azione costituiti dalla volontà degli Insoumises su base geografica, professionale, funzionale o tematica. Questi gruppi sono organizzati secondo una carta definita collettivamente e hanno autonomia di azione rispetto al programma “Il futuro comune”.
    9. La France Insoumise è un movimento collettivo e trasparente. I suoi principali orientamenti e campagne sono determinati da una consultazione online degli Insoumises organizzata regolarmente, anche in occasione delle sue convenzioni annuali. Promuove una molteplicità di forme di partecipazione che consente a tutti di essere utili rispettando il proprio ritmo e grado di impegno. L’uso delle sue risorse finanziarie è pubblico.
    10. La France Insoumise è un movimento policentrico.
    È dotato di:
    • un gruppo operativo diviso in diversi poli aperti alla partecipazione di tutti per attuare i compiti richiesti per le campagne del movimento;
    • un gruppo programmatico che assicura il coordinamento del programma, l’animazione e il follow-up degli opuscoli tematici e dei laboratori legislativi aperti a tutti gli Insoumises;
    • un gruppo parlamentare che riunisce i suoi deputati;
    • spazi nazionali di consulenza e proposte (tra cui uno spazio politico e uno spazio di lotte) il cui funzionamento è regolato da un testo di definizione;
    Ha istituito un comitato elettorale ed un’assemblea rappresentativa che riunisce membri di questi diversi spazi nazionali e di Insoumises volontari estratti a sorte, in particolare dai gruppi di azione.
    1. La France Insoumise è un movimento che si prepara a governare. Ha presentato il programma “Il futuro comune” e i suoi opuscoli tematici nei laboratori legislativi per costruire con i cittadini ciò che è buono per tutti. Intorno a questo programma, ha presentato i candidati alle elezioni che si impegnano ad agire secondo una carta etica e politica. I suoi rappresentanti eletti agiscono in connessione con il movimento aderendo ad una carta degli eletti Insoumises.
    Traduzione di Marco Giustini
  •  
    La France Insooumise è un movimento di rete. Federa gruppi di azione formati dalla volontà degli Insoumises e dotati di autonomia di azione nel rispetto del programma “Il futuro comune”.
    Ogni Insosumis può creare o unire uno o più gruppi di azione fintanto che rispetta la struttura e l’approccio della France Insoumise in uno spirito di apertura, benevolenza e disponibilità a proiettarsi nell’azione.
    I gruppi di azione possono richiedere di essere certificati. Hanno quindi risorse aggiuntive per le loro azioni. Per ottenere ciò, si impegnano a rispettare questa carta.
    La France Insoumise è un movimento evolutivo. Di conseguenza, questa carta può evolversi man mano che il movimento e la sua esperienza evolvono.

    Animazione dei gruppi di azione

    I gruppi di azione si incontrano regolarmente. Sono guidati da due persone di genere differente, non appartenenti entrambi, se necessario, alla stessa formazione politica che sostiene la France Insoumise.
    Questa coppia ha un semplice ruolo di animazione dell’attività dei gruppi di azione. Ha i diritti amministrativi del gruppo d’azione sulla piattaforma digitale della France Insoumise. È responsabile della protezione dei dati personali degli iscritti: non comunica i loro dati senza il loro consenso e non li usa per scopi diversi dall’azione del gruppo.

    Procedure operative

    I gruppi di azione sono composti da almeno due persone e sono invitati a dividersi quando riuniscono circa quindici partecipanti attivi. Infatti, gruppi di piccole dimensioni consentono un reale coinvolgimento di ogni membro, evitano gli ostacoli alla messa in moto e promuovono una rete sottile del territorio.
    I gruppi di azione si concentrano sulla ricerca del consenso piuttosto che sul voto per il processo decisionale e respingono le divisioni di maggioranza / minoranza al fine di incoraggiare l’iniziativa individuale.
    I gruppi di azione garantiscono la coerenza nazionale del movimento. Di conseguenza, le loro iniziative devono essere compatibili con il programma “Il futuro comune” e rispettare gli orientamenti strategici definiti collettivamente dai membri della France Insoumise.

    Tipo di gruppi di azione

    I gruppi di azione possono essere costruiti su base geografica, professionale, funzionale o tematica:
    • I gruppi di azione geografica sono formati sulla base di un piccolo territorio (quartiere, villaggio o cittadina, cantone) e non su scala di una regione, dipartimento, circoscrizione o una grande città. Ogni Insoumis può solo partecipare ad un solo gruppo di azione geografico.
    • I gruppi di azione professionale riuniscono gli Insoumis che desiderano agire all’interno della loro azienda o luogo di studio.
    • I gruppi di azione funzionale sono gruppi di azione trasversali attorno a funzioni specifiche (creazione di formazione, organizzazione di apparizioni pubbliche, redazione di opuscoli, cori di Insoumises, giornali locali, auto-organizzazione, ecc.).
    • I gruppi di azione tematici riuniscono Insoumises che desiderano agire di concerto su un determinato tema in relazione ai corrispondenti opuscoli tematici.
    Nessun gruppo di azione può appropriarsi di un territorio e impedire la libera creazione di altri gruppi di azione. Pertanto, nessun gruppo di azione può essere strutturato in un’associazione locale attorno a un dato perimetro geografico e pretendere di rappresentare da solo la France Insoumise. Pertanto, la creazione di una struttura associativa è possibile solo come supporto per un’iniziativa concreta definita esplicitamente nei suoi statuti (istituzione di un locale, raccolta dei rifiuti, organizzazione dei caffè cittadini, ecc …).

    Comunicazione tra gruppi di azioni

    Gli incontri, le azioni e le iniziative dei gruppi di azione sono annunciati sulla piattaforma nazionale della France Insoumise per permettere a tutti gli Insoumises di partecipare. Rapporti di azioni sono pubblicati sulla piattaforma digitale con l’obiettivo di condividere esperienze e renderle note all’intero movimento.
    Per promuovere iniziative in un’area più ampia, i gruppi di azione possono prendere iniziative congiunte e riunirsi per prepararli insieme. Ma nessun gruppo o gruppo di gruppi può costituire strutture intermedie permanenti che pretendono di imporsi su altri gruppi o singoli Insoumises.
    Tuttavia, in occasione delle scadenze elettorali, il movimento propone una struttura temporanea corrispondente alla divisione elettorale, come le assemblee del collegio elettorale messe in atto durante le elezioni legislative del 2017.

    Supporto all’azione

    La France Insoumise fornisce ai gruppi di azione la sua struttura giuridica per consentire loro di avere accesso ai luoghi per incontrarsi e organizzare iniziative.
    Propone metodi di finanziamento per iniziative di gruppi d’azione:
    I gruppi di azione certificati hanno la possibilità di ordinare gratuitamente il materiale della campagna nazionale.
    I costi finanziari per il viaggio degli oratori nazionali sono a carico del movimento.
    Viene istituito un meccanismo di finanziamento partecipativo per iniziative locali: i progetti finanziati al 50% mediante sovvenzioni consentiranno il finanziamento nazionale della parte rimanente una volta che la France Insoumise avrà accesso ai finanziamenti pubblici e secondo un massimale che sarà fissato successivamente.
    I poli del gruppo operativo e gli opuscoli tematici offrono loro una formazione pratica, tematica o teorica.

    Fonte https://lafranceinsoumise.fr/groupes-appui/charte-groupes-dappui-de-france-insoumise/

    Traduzione di Marco Giustini

  • Nasce il dossier sulla Red de Solidaridad Popular, in cui sono raccolte le traduzioni italiane di alcuni dei materiali di documentazione.

    La Red de Solidaridad Popular, una rete di solidarietà sociale promossa dal Partito comunista spagnolo (PCE), è uno strumento di resistenza e lotta contro le politiche neoliberiste che stanno portando gli strati lavorativi e popolari alla povertà e alla perdita di opportunità. Attraverso l’articolazione di reti di solidarietà e auto-organizzazione popolare, si può rispondere alle necessità più urgenti di molte persone nei quartieri delle nostre città e paesi, ed allo stesso tempo costruire alternative per superare l’attuale sistema politico ed economico.

    Sebbene la Red de Solidaridad Popular sia configurata come una rete di iniziative sociali create per dare una risposta urgente alla situazione di emergenza sociale di centinaia di migliaia di persone, il suo obiettivo finale è la trasformazione sociale da una prospettiva puramente di sinistra ed un’alternativa all’attuale sistema capitalista. Dal 2013, in tutto lo stato spagnolo, persone di origini molto diverse sono andate a lavorare nel Paese per tessere una rete che raccoglie coloro che cadono a causa della crisi economica.

    Attraverso azioni di solidarietà, dispense alimentari, orti collettivi, difesa dell’educazione e della salute pubblica e universale, e persino difesa legale, la Red de Solidaridad Popular lavora per trasformare le vittime della crisi in protagoniste del cambiamento. Questo pagina documenta la loro realtà quotidiana, le loro lotte, ragioni e desideri.

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  • Reportage dallo storico quartiere 23 Enero

    di Geraldina Colotti, Il Faro di Roma 01/03/2018

    Dicembre 2017. Siamo nel quartiere 23 Enero. Con noi ci sono Edwin e Ronald, due compagni del ministero degli Esteri e del Psuv. Siamo un gruppo di internazionalisti composto da messicani, argentini, honduregni, guatemaltechi, colombiani. Entriamo in una stanza con qualche computer e denaro sul tavolo. E’ la sede di Banpanal, la nuova banca della comuna Panal 2021 Alexis Vive. Qui sta funzionando già una moneta alternativa, con biglietti di tre diversi tagli, el Panalito. “Un kg. di riso – ci spiega Andrés – nei negozi ora costa 15.000 bolivar, qui corrisponde a tre Panales. Ogni Panal equivale a 5 bolivar. Regoliamo i prezzi in base a una struttura di costi determinata dal fatto che qui produciamo parte di quel che consumiamo. Nella comune abbiamo istituito anche un sistema di controllo sociale: un ente di controllo comunitario per evitare il mercato nero che imperversa nel paese. Qui un commerciante non può speculare sul prezzo perché arriva un comunero e gli chiede conto: deve avere un registro in cui i prezzi devono essere trasparenti”.

    Il Panal – spiega ancora Andrés – sorge come proposta alternativa in un periodo di guerra economica e scarsità dei beni alimentari, che colpiscono i settori meno favoriti. E promette di mettersi in relazione anche con il Petro, la criptomoneta lanciata dal governo per evitare le sanzioni Usa e sottrarsi all’egemonia del dollaro.

    Continua Andrés: “Prima con la creazione della banca, poi con il Panal, vogliamo generare un flusso di moneta interna alla comuna, mettendo in pratica l’indicazione che ci dette Chavez già nel 2010. E’ il risultato di uno studio che stiamo compiendo da anni in base alle necessità della nostra economia. Il Panalito trae valore dalla produzione comunitaria, principalmente basata sull’agricoltura e sul commercio dei nostri prodotti. All’interno del grande mercato locale, dove si trova Banpanal, vi sono diversi laboratori artigianali. La proprietà è collettiva, e solo l’Assemblea patriottica decide impiego e fini della produzione”.

    Qui vivono 13.000 persone, 3.300 nuclei familiari su 3 ettari di terra collettiva. Andrés ci spiega che i comuneros della Forza Patriottica Alexis Vive partecipano a una struttura nazionale che si chiama Eln Comunal Panal 2021 ed è federata con esperienze analoghe in diversi stati (Carabobo, Sucre, Lara, Cojedes…) in base a una piattaforma condivisa. “Chavez – ricorda Andrés – ci ha spinto a moltiplicarci per tutti i quartieri. Così abbiamo diffuso in tutto l’ovest di Caracas i Panalitos por la Patria, nuclei della comuna che crescono nelle zone popolari per applicare la consegna di Chavez: Comuna o nada”.

    Quanto si è avanzato in questi anni su questo tema e quali sono le difficoltà che incontra il progetto di uno stato basato sulle comunas? Secondo Andrés, le comunas crescono, ma “purtroppo sono poche quelle realmente produttive e che esercitano una funzione di autogoverno. Invece, la costruzione del socialismo passa per l’autogoverno, che è il potere del popolo. Su questa base, invitiamo le compagne e i compagni che si trovano in altre parti del paese ad aggiungersi al progetto: ma senza diventare un’appendice dello Stato o degli imprenditori. Intendiamo esercitare controllo su uno spazio utilizzato a fini comunitari dal potere popolare”.

    Chiediamo ad Andrés: qual è la vostra idea di autodifesa? Risponde: “Quella di sicurezza preventiva, che prevede la partecipazione di tutta la popolazione. Rispondiamo così alle speculazioni sui collectivos armati che verrebbero usati dal governo per compiti di repressione. La filosofia del Panal è invece la seguente: se toccano uno, toccano tutti. Come le api, da noi tutti i comuneros devono difendere questo spazio autogestito che ci è costato tanto e che esiste grazie alla rivoluzione bolivariana”.

    Juan Contreras, Coordinadora Simon Bolivar

    Sempre nel 23 Enero incontriamo Juan Contreras, figura storica della Coordinadora Simon Bolivar. “Mettetevi comodi – scherza – di solito parlo tanto”. Parole che, però, catturano. Con lui, ascoltiamo una lezione di storia dal punto di vista di un’avanguardia nata e vissuta in questo quartiere. Un importante pezzo di storia delle classi popolari. “Questo barrio – racconta – fu costruito dall’anno 1953 al 57. In piena dittatura militare di Marco Pérez Jimenez vennero costruiti 56 edifici grandi di 14 piani e 42 edifici piccoli di 4 piani per una popolazione allora di 60.000 persone”. L’eloquio di Juan è pacato e preciso, basato su domanda e risposta. Quale idea ha guidato questo complesso urbanistico? L’idea nazionalista che muoveva la dittatura, il cui intento era quello di trasformare l’ambiente costruendo case al posto dei piccoli ranchitos insalubri. E Pérez che fa? Lo chiama “Unità residenziale 2 dicembre”. E perché? “In omaggio al giorno in cui prese il potere, il 2 dicembre del 1952, mediante una frode elettorale. Da allora, prese l’abitudine di battezzare le opere e così ha fatto con questo complesso urbanistico”.

    E quando comincia a chiamarsi 23 Enero? “Il giorno in cui cade la dittatura”. Il 23 gennaio del 1958, “la gente che, secondo quella logica assistenzialistica, avrebbe dovuto essere grata per aver avuto un tetto, uscì per strada, cominciò a bruciare pneumatici e a lanciare pietre e avanzò verso il palazzo presidenziale. Qui, siamo a due isolati da Miraflores, il palazzo presidenziale”. Il 23 enero è un quartiere strategico per la vicinanza con il massimo simbolo del potere in questa repubblica presidenziale, ma ora anche perché vi riposano i resti di Hugo Chavez.

    Un quartiere disegnato per settori. Gli edifici che si trovano nella parte est erano già stati assegnati. Ma. Il 23 gennaio del ’58, i manifestanti si spinsero fino alla zona in cui non c’erano state assegnazioni, “sfondarono la porta ed espropriarono gli appartamenti”. Juan Contreras ricorda però altri due elementi determinanti per la storia del 23 enero. Innanzitutto la rivoluzione cubana che infiammò tutta l’America latina e i Caraibi e che stimolò l’insorgenza armata: la guerriglia urbana e di montagna che ha avuto il suo fulcro in questo quartiere a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. “Siamo cresciuti in questo scontro armato tra la guerriglia e le forze dell’ordine – dice Juan – , questo è stato un bastione della sinistra dal ’57 a oggi”.

    L’altro elemento, ha a che vedere con il disegno dei blocchi. “Osservando qualunque paese latinoamericano o europeo, si vede che gli edifici sono costruiti in modo da non favorire la conoscenza, molte volte vivi in dei casermoni dove non sai neanche chi sia il vicino, neanche da un piano all’altro. L’architetto francese Carlos Raul Villanueva ha disegnato questo quartiere basandosi invece su un modello diverso. Qui ci conosciamo tutti, io conosco ogni abitante dei 150 appartamenti che ho vicino, mentre questo non succede negli edifici moderni dove l’individualismo fa premio sulla vita collettiva. Questa forma architettonica favorisce invece la vita comunitaria, non è costruita in verticale. Forse anche questo ha a che vedere con questa storia di rivolta che caratterizza il 23 enero”.

    C’è poi una storia che pochi conoscono, anche fra quelli che abitano qui. “I blocchi piccoli – spiega Juan -, vanno da 1 a 42, ma i blocchi grandi no: vanno dall’1 al 7 e poi dal nove al 56. Non c’è il blocco 8”. La dittatura lo ha costruito? “Sì, ma il blocco 8 sta in Colombia, nella città di Cali. Allora, lì vi fu un incidente grave, l’esplosione di un convoglio dell’esercito dovuto a un errore nella manipolazione dell’esplosivo. Pérez Jimenez inviò allora la stessa squadra di tecnici e di ingegneri e operai impiegata nel 23 enero per costruire lì l’unità del Blocco 8. Il fatto curioso è che proprio in quegli edifici di Cali, che sono una copia di quelli del 23 enero, nacquero i primi nuclei di combattenti che daranno luogo all’Eln, la guerriglia colombiana guevarista che ora sta cercando di negoziare con il governo, come le Farc. Tutte le sfumature della sinistra – da quella radicale a quella light – hanno fatto vita qui. Dal Partito comunista, che si è formato in Venezuela negli anni ’30, al Psuv”.

    STORIA DELLA SINISTRA RADICALE

    Juan Contreras ricapitola per noi anche la storia della sinistra radicale venezuelana. Spiega che nasce da due tronconi: il Pcv sorto negli anni Trenta e il Mir, Movimento de Izquierda Revolucionario, una divisione del Partito Accion Democratica. Un partito socialdemocratico che va al potere alla caduta della dittatura e che poi negli anni Sessanta si divide, dando luogo a una frazione più radicale, che si denomina Mir. “Tutti gli altri gruppi che sorgono nella sinistra radicale e le organizzazioni politico-militari degli anni Sessanta vengono da lì e hanno fatto vita politica nel 23 enero. Per questo, sessant’anni dopo, il quartiere continua a essere un bastione di sinistra e un referente per il paese”.

    Per i visitatori internazionali, Juan Contreras ricapitola la storia di alcune organizzazioni. Negli anni Sessanta, il Pcv che aveva partecipato alla lotta armata, invita a un ripiegamento tattico, dice che la lotta armata è finita e che bisogna partecipare alla democrazia borghese. Per questo, subisce una scissione tra il 1964 e il ’65. Nel ’66 nasce il Prv, il Partito della Rivoluzione Venezuelana, diretto da Douglas Bravo. Juan precisa: “Potremmo dire che, dopo il Che e dopo la sua morte, fu il guerrigliero più conosciuto. Oggi è ancora vivo, ma purtroppo è contro il proceso rivoluzionario”.

    Il Prv si forma nel 66 e il Mir chiama al ripiegamento tattico alla fine del ’69. Nel 1970 nascono perciò altre due organizzazioni politico-militari: Bandera Roja e la Or, l’Organizzazione dei Rivoluzionari. “Diciamo – continua Juan – che queste sono le ultime organizzazioni di carattere politico-militare che pensano di prendere potere con le armi, ed hanno fatto vita qui. La mia generazione, quella più vicina alla decade dei ’60, ha ricevuto questa formazione e ha militato in una di queste tre organizzazioni”. Qual era la concezione di queste tre organizzazioni – Prv, Or e Bandera Roja? Oltre all’organizzazione militare avevano una struttura aperta. Quella del Prv si chiamava Ruptura e aveva un giornale con lo stesso nome. Bandera Roja era costituita anche da tre tronconi legali: il Comite de lucha estudiantil revolucionaria (Cler), rivolta agli studenti; i Comitati di lotta operaia per gli operai nelle fabbriche (Clor); e il Comite de lucha popular (Clp) per il quartiere. Il giornale di Bandera Roja si chiamava Que Hacer.

    La Or aveva un braccio legale che si chiamava Lega socialista, fondato da Jorge Rodriguez padre. Nella Lega socialista ha militato anche il presidente Nicolas Maduro. Jorge rodriguez muore sotto tortura il 25 luglio del 76, dopo il sequestro di un industriale Usa di cui venne accusata la Lega socialista in quanto braccio legale della Or. “Perché racconto tutto questo? si chiede Juan, e così si risponde: perché la storia di questo barrio è strettamente connessa alla nostra storia recente. Tutto quel percorso di lotta armata contro la democrazia camuffata che ha governato dal 58 al ’98 è indissolubilmente legato a questo quartiere. Per esempio oggi riposano qui resti di Chavez. Il 4 Febbraio, quando Chavez organizza la ribellione civico-militare, dove impianta il suo stato maggiore per dirigerla? Qui, nel quartiere che oggi si chiama appunto 4F, Cuartel de la Montagna”. Era il vecchio quartiere Cipriano Castro, costruito nel 1903 e inaugurato nel 1907. Da quell’anno fino al 1950 ospitò la scuola militare del Venezuela, in cui si formavano i cadetti. Tra il ’50 e l’81 si converte nel Ministero della Difesa. Dal 5 marzo del 2013, dopo la morte di Chavez, diventa il Museo storico militare. Qui – dice ancora Juan – si concentra nostra storia. Una storia di lotta e di resistenza”.

    I militari progressisti

    Trent’anni prima del 4 febbraio ’92, c’erano già stati il Carupanazo e il Portonazo, due insurrezioni civico-militari di soldati che agivano insieme alla sinistra rivoluzionaria. Certe volte – spiega Juan -, “in Europa non si capisce perché da noi vi siano militari progressisti legati alla sinistra com’è accaduto nel Carupanazo, che ha evidenziato un’alleanza tra Pcv, Mir e militari progressisti; o nell’insurrezione civico-militare del 4 maggio ’62; o il 2 giugno ’62 a Puerto Cabello, il Portonazo che pure fallì. Molti militari hanno diretto dei fronti guerriglieri nel Prv di Douglas Bravo. “Da noi c’è una tradizione di militari insorti, che hanno scelto di schierarsi in quegli scenari politici. Fra loro vi sono stati anche dei desaparecidos”.

    Contreras analizza ancora quel periodo. “Il Pcv, nel ’57, lancia una teoria: l’unica maniera di prendere il potere qui è l’unità di forza armata e popolo, l’unione civico-militare. Il Pcv dice che si deve lavorare nelle caserme, Douglas Bravo è uno dei mentori del comandante Chavez. Klever Ramirez, Alfredo Maneiro della Causa R, Pablo Medina che ora sta dalla parte dell’opposizione, hanno “allevato” Chavez e una generazione di militari progressisti fino a costruire l’insurrezione civico-militare”. Un altro elemento importante è il ruolo dei proceres, dei predecessori indipendentisti. Il Venezuela ha l’unico esercito che ha liberato 5 nazioni, che non ha invaso né si è approfittato della ricchezza dei paesi, ma che al contrario li ha liberati. Questo patriottismo si è mantenuto nei militari. In Venezuela, a differenza di quanto è accaduto in America latina, per esempio in Cile o in Argentina, qualunque persona del popolo può fare carriera militare nella Forza Armata, com’è accaduto a Chavez. In Cile o in Argentina, invece, prima vengono le élite, che di solito hanno cognomi tedeschi o italiani. Anche per questo, in Venezuela, i militari potevano anche essere formati all’accademia militare degli Usa, ma poi finivano per essere di sinistra.

    “Qui nel 23 enero – ricorda ora Juan – tra il ’58 e il ’98 abbiamo avuto circa 120 compagni uccisi nelle proteste. In questo quartiere abbiamo cercato di copiare esattamente lo schema guerrigliero degli anni ’60. Nel decennio dei ’70, siamo cresciuti all’insegna di una brutale repressione. La nostra vita è trascorsa più in strada che in casa. La polizia colpiva nel mucchio. Ci colpivano coi caschi sulla testa, coi manganelli anche se non facevi niente, solo perché avevi i capelli lunghi. Ti prendevano per i capelli, ti chiedevano la carta d’identità, la facevano cadere e quando ti abbassavi per prenderla ti colpivano selvaggiamente. La loro consegna era: prima spara e poi… Quella repressione ci ha formato. La gente che continua a pensare alla rivoluzione e milita qui, viene da quella generazione ribelle degli anni ’70 che piano piano ha preso coscienza e si è organizzata a sinistra. E’ stato come un riflesso condizionato. Prima correvamo e chi cadeva veniva preso. Poi la gente ha cominciato a organizzarsi, a tirare bottiglie e pietre e nei vari passaggi dove si ferma l’ascensore, negli intermezzi, la nostra generazione tirava pietre alla Guardia Nazionale. L’infanzia, l’adolescenza… è trascorsa come per una sorta d’istinto di sopravvivenza. Mi ricordo un amico d’infanzia, Carlo alberto Vielma Blanca. Era un liceale, aveva 15 anni, lo ammazzarono il 17 febbraio del ’76, durante le proteste per la visita di Kissinger che si stavano svolgendo nelle principali città, nelle università e nei licei. Una guardia lo ha ucciso nel 23 enero con un fucile Fal. Quella morte ci ha marcato. Io avevo 14 anni, non si pensa alla morte a quell’età. Ma quella tragedia ci ha dato più forza per organizzarci nella sinistra rivoluzionaria”.

    Sul 23 enero si sperimentava la reazione a ogni tipo di aumento e privatizzazione. “Eravamo come un termometro sociale: se un provvedimento passava qui, ok, se c’erano disturbi, lo frenavano. Fino agli anni ’80 e 90, il 23 enero è stato la nostra piccola Cuba, perché mentre entravano enormi ricchezze nel paese, qui si protestava per i servizi, per la mancanza di acqua e per la quantità di morti pagate per le proteste. Siamo stati una piccola Cuba perché come Cuba è stato il bastione rivoluzionario dell’America latina, il 23 enero è stato un faro di resistenza in Venezuela”.

    Contreras prende fiato e racconta ancora: “In centinaia, incappucciati e con le molotov, ci siamo scontrati con la polizia, abbiamo organizzato la nostra Intifada come in Palestina, tirando le pietre ai blindati. Appena fuori di qui, c’era una postazione della polizia metropolitana, un commissariato in cui negli anni ’70 si torturava, e vicino ce n’era uno molto più grande: appartenevano alla Disip, la Direzione generale degli organismi di repressione, e al Dim, il Dipartimento di intelligence militare. Cercavano i guerriglieri e le persone di sinistra, concentravano qui il grosso degli effettivi e facevano perquisizioni ai dirigenti sportivi, ai leader sociali e progressisti e culturali perché qui tutti erano guerriglieri. Fu un modello di repressione per trent’anni. Diego Arria, che vive negli Stati uniti, è stato il promotore di questo tipo di impostazione”.

    Poco distante, c’è la radio comunitaria Al Son del 23. Nel quartiere ce ne sono altre 4: La Piedrita, El Panal, Arsenal e Combatir Libertario. “Una situazione impensabile prima di Chavez – dice Juan – . Dove prima c’era un commissariato e un parcheggio per la polizia, ora c’è una sala computer gratuita, a disposizione della popolazione. Abbiamo uffici di registro, anagrafe e cliniche veterinarie gratuite, una libreria del Sur, una biblioteca. Sappiamo che possono dominarci più con l’ignoranza che con la forza e che la battaglia va ingaggiata anche sul piano culturale. Poi c’è il club dei nonni in cui lavorano sia cubani che venezuelani per organizzare le attività degli anziani e il loro rapporto con la gioventù attraverso dibattiti e forum. Quando Chavez ha vinto le elezioni, c’erano solo 250.000 pensionati. Oggi quasi il 95% degli anziani usufruisce di una pensione anche se non ha i contributi o ha lavorato nell’economia informale. E la pensione è equivalente al salario minimo. Mentre nei paesi neoliberisti come l’Argentina vengono tagliate le pensioni, qui aumentano perché il nostro è un modello alternativo”.

    La Coordinadora Simon Bolivar è nata nel ’93 a seguito di un viaggio a Cuba di un gruppo di studenti del 23 enero. “Subito – ricorda Juan – siamo stati criminalizzati, si disse che eravamo andati lì per addestrarci. La Coordinadora si basa su tre linee strategiche e un principio fondamentale: primo, la costruzione del potere locale, da ogni spazio del barrio costruire potere popolare sommando il lavoro organizzativo. Chavez è riuscito a portare a sintesi tutte le lotte del paese dal ’59 al ’98. La costituzione bolivariana stabilisce che un gruppo organizzato in uno spazio territoriale può occupare anche un commissariato di polizia per farne un uso diverso. Noi qui lo abbiamo fatto senza chiedere il permesso. Abbiamo cacciato la polizia, riscattato gli spazi abbandonati al degrado nell’assenza di politiche pubbliche. Inondare i nostri quartieri di droga a basso prezzo era stata una politica dei governi precedenti per distrarre le giovani generazioni dalla lotta. Ci siamo scontrati anche con quelli che una volta erano di sinistra ma poi hanno scelto la vita facile trafficando con la droga. Alcuni nostri compagni sono stati uccisi. Un secondo asse del nostro lavoro è stato quello di riscattare le tradizioni. Le diverse feste culturali sono state un ponte per comunicare con le comunità, per parlare di politica, costruire partecipazione. Abbiamo capito che la partecipazione non si decreta, perché la gente partecipa dove si sente a suo agio. Il terzo elemento strategico ha a che vedere con lo sport, un grande antidoto contro alcol e droga. Ora la Coordinadora è presente in 13 stati del paese e accompagna il proceso bolivariano”.

    E Juan tiene a precisare: “Non crediate che non avessimo dubbi nei confronti di Chavez e dei militari. Siamo figli di un’America latina che ha prodotto Stroessner in Paraguay, Pinochet in Cile, ma ad ogni insorgenza siamo stati presenti e restiamo in prima fila contro questa guerra non convenzionale che colpisce il Venezuela: che nasconde gli alimenti, fa schizzare i prezzi, crea allarmi attraverso le reti sociali. Abbiamo fatto degli errori, certo, perché le rivoluzioni le fanno gli uomini, non le macchine, ma resistiamo e i risultati ci sono. Potete constatarlo direttamente”.


    comunes

    Per approfondire:

     

    Communes and Workers’ Control in Venezuela
    Building 21st Century Socialism from Below
    Haymarket Books (2018)

     

  • Grazie al lavoro di traduzione fatto in questi giorni, nasce la pagina di documentazione italiano su La France Insoumise, il movimento francese guidato da Jean-Luc Melenchon. Il sito al momento contiene la traduzione parziale del programma politico per le elezioni presidenziali e legislative francesi del 2017, Il Futuro comune.

  • di  Riccardo Laterza, Il Corsaro 19/06/2017

    Fearless Cities (Ciudad Sin Miedo, Ciutats Sense Por) è l’assemblea municipalista internazionale che Barcelona En Comú ha organizzato dal 9 all’11 giugno nella città che da due anni è governata dalla candidatura municipalista guidata dall’attivista per il diritto all’abitare e ora Alcaldesa Ada Colau. L’autoproclamata «prima internazionale municipalista», partecipata da più di 700 attivisti provenienti da 180 città di tutti i continenti, è il luogo nel quale incontro Mayo Fuster Morell, attivista e ricercatrice. Più precisamente, intervisto Mayo nella pausa tra un workshop e l’altro, mentre sta andando a recuperare sua figlia nel bel chiostro dell’Universitat de Barcelona adibito per l’occasione a ludoteca per i figli delle attiviste e degli attivisti coinvolti nell’iniziativa. Un segnale concreto di cosa possa voler dire femminilizzazione della politica, una delle parole d’ordine al centro della tre giorni catalana, sul terreno concreto della compatibilità tra tempi di lavoro, tempi di vita e tempi e modalità dell’impegno sociale.

    Un tuo articolo di analisi a caldo della vittoria elettorale di Barcelona en Comù, nel 2015, era intitolato “I commons conquistano Barcellona: una vittoria di Davide contro Golia”. È ormai due anni che i commons ‘governano’ Barcellona: potresti tracciare un primo bilancio di questa esperienza politica?

    Due anni non bastano per capire la dimensione di questo processo, che è stato molto inaspettato e difficile da spiegare: com’è stato possibile che un’organizzazione che nemmeno esisteva un anno prima sia riuscita a vincere le elezioni senza avere rapporti con i poteri forti? Io penso che il solo fatto che questo intreccio di esperienze, che non avevano avuto accesso alla gestione del Comune né alla vita dei partiti politici, sia entrato nell’amministrazione debba essere ancora indagato a fondo.

    Quello che mi sorprende è la capacità di gestione che sta sviluppando Barcelona En Comú. Ci sono molte persone si sono ritrovate a dover sviluppare da zero conoscenze su come funziona la macchina amministrativa, perché ciò che conta non è solo trasformare le istituzioni, ma innanzitutto farle muovere. Nel frattempo, non si è prodotta nessuna grande crisi nella gestione della città e della sua economia, nonostante durante la campagna elettorale si fossero paventati drammi come la fuga dei capitali internazionali e l’inasprimento della crisi; non si sono verificati casi di corruzione e di malagestione che sono molto comuni nella politica di oggi, in particolare nel PP, che è il partito più corrotto d’Europa. Il livello di funzionamento della macchina amministrativa e il livello di soddisfazione dei cittadini è molto migliore di prima: Ada Colau è la figura politica più apprezzata della Spagna.

    Dobbiamo ancora trovare un modo di valutare e apprezzare le trasformazioni, a partire dal fatto che non c’è una politica dei grandi titoli e delle grandi vittorie, ma ci sono grandissime piccole vittorie, legate ai problemi quotidiani. Questa forse è la strategia non consapevole di questa modalità di amministrazione. Per esempio, nel mio quartiere c’è una palestra pubblica che permette a tutti di avere un accesso alle pratiche sportive: era previsto che chiudesse, e il Comune è riuscito a scongiurarne la chiusura. Sono piccoli fatti che difficilmente arrivano sulla prima pagina di un giornale.

    In sintesi, sta andando abbastanza bene, ma non possiamo ancora fare un’analisi precisa di quale sia il reale portato dell’entrata delle candidature municipaliste nell’amministrazione; dobbiamo usare nuove lenti, senza pensare di poter raccontare due anni di amministrazione dicendo “abbiamo fatto questo grande progetto”. È un’altra dinamica, più complessa, nella quale conta anche come si comunica la qualità dell’azione di governo: senza scandali e che fa grandi piccole cose.

    L’ecosistema dell’innovazione sociale che esiste in città è una delle cause della vittoria di Barcelona En Comú alle scorse elezioni. Cosa sta facendo ora il Comune per governare questo ecosistema e tracciare un confine tra economie collaborative e “parassitismo” delle piattaforme?

    Bisogna partire da due elementi: il primo è che le candidature municipaliste necessitano di un programma economico, o meglio di promozione economica: devono decidere che tipo di economia si vuole stimolare; il secondo è che la candidatura di Barcelona En Comú è nata in una città che deve affrontare un impatto distruttivo di piattaforme come Airbnb o Uber.  Per questi due motivi, anche se forse inizialmente il tema non era una priorità per Barcelona En Comú e le relazioni con i movimenti digitali non erano così consolidate, la questione dell’economia delle piattaforme diventa un punto principale dell’agenda municipalista. Inoltre, la nostra città ospiterà eventi come lo Smart City Expo World Congress: l’amministrazione deve dire e fare qualcosa. Inizialmente Barcelona En Comú non aveva ruoli di responsabilità legati alle nuove tecnologie, ma tutti questi elementi hanno dimostrato la necessità di dare spazio a questa tematica.

    È stato innanzitutto molto importante capire cosa sta succedendo in altre città rispetto all’economia collaborativa, e affermare che c’è bisogno di differenziare i modelli. Airbnb non è la stessa cosa di Wikipedia, anche se Airbnb si presenta come la wikipedia dell’hosting; il modello dei commons è quello che può portare più benefici alla città.

    A un certo punto si è compreso che l’impatto che può avere l’economia collaborativa è così grosso che è sbagliato parlare di settore, ma si tratta piuttosto del modello di economia emergente. La produzione organizzata per piattaforme digitali arriverà a tutti gli ambiti di attività economica e trasformerà lavoro e tipologia d’impresa. Per questo è necessario coinvolgere la società per definire come governare le reti e  cogliere le opportunità che offre quest’innovazione. Tutto ciò si riassume in una frase: pensiamo che la politica dell’economia collaborativa debba essere collaborativa.

    Il modello dei commons si caratterizza a differenza del modello estrazionista e corporativo per tre aspetti. Il primo è la politica di governance: nel modello dei commons una cooperativa composta dalla gente che utilizza la piattaforma, o una fondazione che rappresenta una comunità, è proprietaria della stessa, e ci sono dei meccanismi di decisione che coinvolgono la comunità generando e distribuendo valore. Una governance di questo tipo è una cosa molto diversa dalle multinazionali come nel caso di Airbnb o Uber, dove le comunità non vengono coinvolte ma sono considerate semplicemente come massa di utenti, per cui se ti piace il servizio bene, e se non ti piace te ne vai. Il secondo aspetto è la politica tecnologica: piattaforme basate su software aperti che costituiscono un aspetto importante anche dal punto di vista del governo, perché se si usano software liberi tutto è più trasparente, puoi sapere come opera la piattaforma, come utilizza i tuoi dati, e puoi contribuire al suo sviluppo. Il terzo aspetto è la politica della conoscenza, ovvero l’uso di licenze di proprietà intellettuale che riconoscano la proprietà, anche collettiva, dei contenuti a quelli che li creano, che non esproprino la conoscenza e che assicurino l’accessibilità ai risultati, con licenze creative commons, con gli open data. Quest’ultimo aspetto è molto importante anche anche dal punto di vista regolatorio: per esempio noi oggi non sappiamo esattamente quante case sono su Airbnb a Barcellona, e non è possibile fare politiche abitative efficaci quando c’è questo mostro di cui non conosci dimensioni e attività. Abbiamo stimato che in questa strada addirittura il 30% delle case siano su Airbnb, questo grazie a un lavoro di scraping sulla piattaforma, ma sarebbe logico che le piattaforme comunicassero quante persone sono state ospitate in un dato periodo, così come pagassero le tasse secondo il loro volume d’affari, come qualsiasi altra impresa, non si sta chiedendo di più.

    Negli ultimi anni sta crescendo in particolare il cooperativismo di piattaforma. Alcuni dei casi più noti sono Fairmondo, una piattaforma nata in Germania che è una specie di Amazon o Ebay di proprietà delle persone che scambiano beni e oggi ha un milione di prodotti, o SMart, una piattaforma nell’ambito del lavoro culturale sulla quale 70.000 freelance forniscono i loro servizi sui quali la piattaforma stessa permette di fatturare, di anticipare i pagamenti agli operatori dopo una settimana dalla prestazione assumendosi un rischio, o ancora di comprare attrezzature di uso collettivo per l’attività degli associati. La piattaforma è nata in Belgio e in Spagna dopo poco meno di un anno ha raccolto già 900 membri, con una grossa potenzialità di crescita e di scalabilità. Stiamo parlando di cooperative con molti più membri di quelle a cui siamo abituati a pensare.

    Tantissimi degli attivisti e dei candidati di Barcelona En Comú, e dunque anche di chi ora sta governando la città, provengono dai movimenti sociali, dalle associazioni, dai gruppi che sono stati attivi negli ultimi anni in città. Ci sono tantissime donne, e d’altronde la femminilizzazione della politica al di là dell’appartenenza di genere è stata uno dei punti su cui si è discusso di più in questi giorni. Ma ci sono anche tantissime persone che vengono dal mondo accademico. Il modello di governo di Barcelona En Comú è anche un nuovo modello di relazione tra politica e accademia, quello che si produce nell’università e la cittadinanza?

    Penso che l’importanza dell’istituzione universitaria derivi dal fatto che è una delle istituzioni pubbliche che producono commons; d’altronde, quando si difende l’Università dalla deriva neoliberista si difende questa produzione di commons. In molti che provengono dall’università contribuiscono a Barcelona En Comú con attivismo e conoscenza, e tuttavia questo dato di fatto non è così riconosciuto. Ad esempio, di recente abbiamo fatto una ricerca sul cooperativismo di piattaforma e su dieci casi quattro provengono da progetti europei di ricerca dell’università.

    Guardando alla composizione di Barcelona En Comú, ci sono tanti attivisti con studi universitari, la loro estrazione è generalmente di classe medio-alta, cosa che in Podemos per esempio è meno frequente, e però non c’è una teorizzazione, o perlomeno una visione chiara dell’università come un’istituzione importante a Barcellona. C’è anzi una sfiducia generalizzata e una messa in discussione dell’importanza della teorizzazione; questo ha a che vedere con i caratteri storici dei movimenti sociali in Catalogna, che sono abbastanza antiteorici per tradizione, e anche abbastanza antileadership. Ada Colau è un’eccezione che conferma la regola, nel senso che storicamente mentre il movimento antiglobalizzazione in Italia aveva tanti leader, noi non ne avevamo nessuno, e lo stesso vale sul terreno dei teorici e delle teorie.

    Fanno eccezione anche alcune esperienze molto puntuali, come il caso di Dimmons, il gruppo di ricerca di cui faccio parte che sta fornendo conoscenza per l’azione e per le politiche pubbliche. In quest’ambito è nato BarCola, un gruppo di lavoro che coinvolge Comune e rappresentanti dell’economia collaborativa della città tra cui cinque Università. Ci sono anche tre progetti europei che informano le politiche del Comune: questa partnership con la ricerca è molto importante non solo perché fornisce finanziamenti per settori difficili da sovvenzionare, come l’ambito dell’innovazione sociale, ma anche perché definisce contesti di sperimentazione in ambiti nei quali il Comune non avrebbe competenze dirette. È il motivo per cui abbiamo avviato diversi progetti pilot: uno sul reddito di base con 1.000 famiglie coinvolte in uno dei quartieri più poveri della città, uno sulla moneta locale complementare, uno di utilizzo di wifi nei parchi. Solitamente, le istituzioni tendono ad ingaggiare consulenti, che producono informazioni per agevolare le decisioni pubbliche; tuttavia i consulenti hanno una gestione della conoscenza molto privatistica, le ricerche non vengono pubblicate da nessuna parte soprattutto se i risultati non sono favorevoli alle politiche proposte. Quando invece svolgi quest’operazione con un’università, garantisci criteri di trasparenza e di pubblicazione dei risultati, tutti criteri che rendono le decisioni veramente pubbliche.

    Sempre nel tuo articolo di due anni fa affermavi che il processo generativo di Barcelona En Comú non è definibile né esclusivamente come bottom-up né come top-down, ma è piuttosto bottom e top al tempo stesso. Si tratta di un aspetto contraddittorio e interessante, che accompagna tutta la riflessione sul ruolo delle leadership e su come tenere insieme democrazia e verticalizzazione. Una riflessione ancora più centrale nel salto di scala da Barcelona En Comú a Un Paìs En Comú. Cosa ne pensi?

    Questo è un passaggio che si sta sviluppando con difficoltà. Barcelona En Comú si è prodotta su su rapporti di prossimità, a partire dalla fiducia che si è generata in trent’anni di movimenti sociali e di reti di conoscenza. È così che funziona. Non puoi sperare che da un momento all’altro quel modello funzioni alla scala di un territorio dove non hai quei trent’anni di costruzione di fiducia. Quest’operazione, che è molto difficile, deve funzionare con altri strumenti. È giusto che si faccia, e ci stiamo riuscendo producendo una confluenza, perché rimane la questione per cui le città da sole non riescono a fare tutto, devi misurarti e organizzarti sulla dimensione globale, regionale, nazionale. Tuttavia l’ondata municipalista si è particolarmente adattata alla dimensione locale, e quando si tratta di andare su altre dimensioni, com’è stato il caso di Podemos, lo si fa adottando una strategia più populista, ovvero una strategia comunicativa che arriva a molta gente non tramite rapporti di fiducia trentennali ma attraverso i media mainstream, con un processo molto diverso. Scale diverse richiedono strategie diverse, ma Barcelona En Comú non è nata per questo. Per questo si deve provare a combinare e a sperimentare. Il fatto che si sia costruito Un Paìs En Comú senza l’apporto di Podem (la base catalana di Podemos, nda) è un grande fallimento. Stiamo riuscendo capire come a produrre un necessario salto di scala, ma non senza grandi difficoltà.

    Fonte: http://www.ilcorsaro.info/altrove-2/mayo-fuster-vi-racconto-come-i-commons-stanno-governando-barcellona.html

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